Storia

Dal 1858 viviamo il presente e costruiamo il futuro

La Cassa di Risparmio di Savigliano nasce nel 1858 quale prosecuzione ed evoluzione dell’operato del Monte di Pietà, fondato nel 1612 dalla Confraternita della Misericordia a seguito di un lascito del conte Giovanni Francesco Cravetta dei Signori di Genola, Pocapaglia e Villanovetta, Presidente del Senato Ducale di Torino. Nasce in una Savigliano uscita da poco dai moti indipendentisti e caratterizzata da un grande senso civile e fervore idealistico, sintetizzato in questa breve asserzione trascritta sullo Statuto di fondazione: “la Cassa di Risparmio di Savigliano è destinata a ricevere e rendere fruttiferi i risparmi e le economie delle persone laboriose e poco agiate, e a venire in aiuto all’industria, al commercio ed all’agricoltura mediante anticipazioni e prestiti.”

Il risparmio nasceva come esigenza sociale, frutto di una maggior consapevolezza e di una crescente domanda di stabilità e sicurezza economica. Per la nascente industria risultava fondamentale la possibilità di ottenere dei finanziamenti a tassi accessibili e la Banca ha giocato un ruolo importante nel graduale sviluppo dell’economia locale

Il 1° luglio del 1859 la Cassa di Risparmio di Savigliano inizia la sua operatività. La prima sede fu collocata in Piazza Santarosa 10 e successivamente, fino al 1877, in Piazza Cesare Battisti.

Nel 1877 la Cassa di Risparmio di Savigliano acquista buona parte del Palazzo Muratori-Cravetta e lì viene trasferita la sede dall’Istituto. Nel 1916 la Signora Delfina dei Marchesi Cuttica di Cassine, vedova del Conte Generale Corrado Cravetta di Villanovetta, dona la parte restante del Palazzo alla Cassa di Risparmio.

Nel 1928 un Regio Decreto del 16 febbraio stabilisce la fusione tra il Monte di Pietà e la Cassa di Risparmio di Savigliano. Il Monte di Pietà cessa quindi di esistere dopo più di 300 anni di attività e la Cassa di Risparmio acquisisce al suo interno, anche il settore dei “pegni”.

Nel 1954 iniziano i lavori per la nuova ed ancora attuale sede della Cassa di Risparmio in Piazza del Popolo, inaugurata l’anno successivo.

Nel 1991 per attuazione del decreto 436209 del 20/12/1991 la Cassa di Risparmio di Savigliano scorpora dal suo interno l’attività prettamente bancaria con l’istituzione della Banca CRS S.p.A., mentre la sua ideale prosecuzione diventa la Fondazione CRS.

Nel corso dei decenni la Banca CRS è cresciuta e si è affermata ampliando il proprio mercato senza mai distogliere l’attenzione dalle originarie radici locali, ha consolidato la sua figura di riferimento nell’ambito dell’economia locale e si prepara ad affrontare le sfide che propone il futuro, ad acquisire nuove metodologie finalizzate alla soddisfazione del cliente, nelle funzioni operative come nella comunicazione, nella formazione come nella trasparenza. La strategia di sviluppo perseguita dalla Banca, principalmente durante l’ultimo decennio, ha portato ad un consolidamento della rete commerciale estesa su un’ampia area geografica lungo la linea Cuneo-Torino. La Banca è un’impresa inserita nel sistema socio-economico locale nel quale svolge una funzione di impulso e sostegno alle attività dei privati, delle imprese, degli enti e associazioni sia attraverso la gestione industriale dell’intermediazione creditizia, che mediante lo sviluppo delle aree di attività caratterizzate da più elevato valore aggiunto quali prodotti innovativi e servizi consulenziali.

Palazzo Taffini d’Acceglio architettura e natura

Palazzo Taffini d’Acceglio è la sede di rappresentanza della Banca CRS S.p.A., oltre ad essere uno degli edifici più importanti del ‘600 piemontese.

Si trova a Savigliano in Via Sant’Andrea, un tempo denominata Antica Contrada Maestra, il tratto di viabilità che fin dal Medioevo attraversava da nord a sud il borgo fortificato e nel corso dei secoli divenne luogo cardine per le scelte abitative dei nobili della città.

L’edificio prende il nome dalla famiglia Taffini d’Acceglio che lo commissionò e che lo abitò quasi ininterrottamente per due secoli.

Il Palazzo venne costruito intorno agli anni ’20 del Seicento in un momento di particolare fortuna dei suoi proprietari. I Taffini infatti, famiglia di militari posti al servizio dei Savoia, videro crescere – in particolare sotto il regno di Carlo Emanuele I – la loro posizione sociale. La loro fedeltà al casato sabaudo venne infatti ricompensata con rendite, favori ed anche con un titolo nobiliare, quello di conti, loro assegnato unitamente alla concessione di un feudo ad Acceglio in Valle Maira.

Palazzo Taffini divenne quindi il simbolo della potenza raggiunta, ma anche un modo per glorificare coloro che l’avevano permessa: i Savoia.

Apoteosi artistica del Palazzo è il Salone d’Onore, posto al primo piano nobile, interamente affrescato con scene di battaglia rappresentate su una scenografia di finti arazzi collocati nell’ambito di un loggiato all’aperto.

Il tema iconografico scelto per il Salone d’Onore è chiaramente in sintonia con lo status dei Committenti e con i loro intenti celebrativi.

Le scene raffigurate vedono protagonista in primo piano il duca sabaudo Vittorio Amedeo I alla guida di imprese militari che sicuramente hanno visto i Taffini dimostrare sul campo tutto il loro valore e l’abnegazione verso i Savoia.

Sulla volta corre il “carro della Vittoria” che celebra la gloria di Vittorio Amedeo I, individuato anche dalle lettere che compongono il suo nome rette da paffuti puttini ai lati della scena. Sui lati brevi della volta campeggia il monogramma di Vittorio Amedeo, in un caso intrecciato con un C, iniziale della moglie Cristina di Francia.

Per lungo tempo il ciclo è stato attribuito al più insigne artista che il Seicento saviglianese potesse vantare, cioè Giovanni Antonio Molineri, ma l’ipotesi venne a decadere quando nel corso dei suoi studi Clara Goria scoprì il testamento del pittore datato 1631. Questo ritrovamento fece immediatamente cadere la sua paternità per il Salone, in virtù del fatto che le scene raffigurate all’interno narrano fatti d’arme che si collocano in un arco temporale che va dal 1617 al 1637.

Un’ipotesi interessante sull’attribuzione del ciclo emerge nel saggio di Clara Goria contenuto nel libro recentemente pubblicato dalla Umberto Allemandi Editore “Committenti di Età Barocca”.

Si propone infatti, alla luce di raffronti iconografici e stilistici, un tandem artistico composto da Giovenale Boetto, che avrebbe ispirato la scelta iconografica, e il fiammingo Jean Claret per la parte pittorica, nome suggerito anche grazie allo straordinario rimando che si può fare tra la scena con la Battaglia di Crevacuore all’interno del Salone e l’affresco da lui realizzato nella Parrocchiale di Mondovì Carassone, tanto da poter persino ipotizzare l’utilizzo di uno stesso cartone.

Le tesi illustrate nel testo si basano sullo studio dell’archivio Taffini, per molto tempo ritenuto scomparso e tornato fruibile a partire dagli anni ’70, grazie alla donazione fatta dalla famiglia al Comune di Savigliano.

Dal 1731 al 1736 Palazzo Taffini d’Acceglio venne abitato dalla principessa Isabella di Savoia Carignano, che chiese la modifica di alcuni ambienti secondo il gusto dell’epoca. Fu così che due grandi saloni seicenteschi, con soffitto a cassettoni e fregio dipinto vennero trasformati in quattro salette con volta decorata in stucco e tappezzerie alle pareti.

Nel 1898 il Palazzo venne venduto al Regio Istituto delle Rosine che lo utilizzarono come luogo di educandato per fanciulle povere e come asilo infantile.

Nel 1976 Palazzo Taffini d’Acceglio venne acquistato dalla Banca Cassa di Risparmio di Savigliano, che iniziò immediatamente una grande opera di ristrutturazione.
Palazzo Taffini ospita il MÚSES, un polo museale tecno-sensoriale che parte dalla riscoperta della tradizione delle erbe aromatiche in Piemonte, per offrire un viaggio attraverso i saperi dell’arte profumiera, le essenze e i sapori dei territori.